giovedì 25 Aprile 2024

Hanabi

Fine estate, inizio autunno, tempo di feste paesane, di sagre e, ovviamente, di fuochi d'artificio!

Quale momento migliore per parlare quindi di Hanabi, gioco collaborativo in cui i giocatori si cimenteranno nella difficile impresa di deliziare il pubblico grazie ai "Fiori di fuoco"?

Nato dalla fervida fantasia di Antoine Bauza e recente vincitore dello Spiel de Jares, Hanabi è un gioco che riprende alcune meccaniche decisamente non comuni e le mescola sapientemente con quelle più classiche, creando un giochino semplice e al tempo stesso gradevole.

Scopriamo quindi questo Hanabi, mettendoci comodi e osservando il cielo stellato, dai botti di apertura ai mitici tre scoppi finali!

  • Hanabi
  • Autore: Antoine Bauza
  • Editore: Oliphante
  • Genere: cooperativo
  • Numero Giocatori: 2-5
  • Durata: 20 minuti
  • Dipendenza dalla lingua: nessuna
  • Illustratori: Albertine Ralenti

Dalla Cina con fragore?
L’edizione italiana di Hanabi, ad opera di Oliphante, è proposta nella confezione coktail-game di metallo, compatta e piena di carte. Le carte sono i classici quadrotti di questa linea, un poco scomodi da mischiare, ma abbastanza resistenti. La grafica è minimalista ma adatta al contesto. Ogni carta rappresenta una fase dello spettacolo pirotecnico, ed è numerata da uno a cinque. Ci sono diversi tipi di fuochi, distinti da cinque diversi colori. La scelta dei colori è ben pensata, inoltre i diversi fuochi hanno forme diverse, per cui è difficile confondersi. Ogni set di fuochi è composto da tre carte "1", due carte dal "2" al "4" e una carta "5". Oltre a questi cinque colori c'è n'è un sesto, multicolore, presentato come espansione, pensato per chi vuole rendere la sfida un poco più difficile.

Oltre alle carte ci sono una serie di segnalini "Indizio" ed "Errore", tondini di plastica colorata su cui appiccicare i simboli relativi. I segnalini sono mediocri, e vanno rimessi nella scatola in maniera ben precisa altrimenti non c'entrano. Particolare menzione per la scatola in metallo, tipica della linea coktail-game, sicuramente resistente, ma prona ad aprirsi se non aiutata da un elastico o simile.

Bisogna segnalare anche che, sulla scatola che abbiamo recensito, è riportato erroneamente un massimo di quattro giocatori, mentre il gioco ne supporta fino a cinque.

  

Non fatelo a casa!
Dopo aver mischiato bene il mazzo ognuno riceve cinque carte. Di solito a questo punto iniziano le prime risate a causa della particolarità: infatti le carte devono essere rivolte verso gli altri giocatori, in modo che nessuno sappia che carta ha in mano ma conosce quelle degli altri. A dirlo è facile, ma dopo tanti anni passati a pescare carte con la smania di guardarle, quanti di noi riescono freddamente a rivolgerla verso gli altri senza nemmeno la tentazione di sbirciare?
Credetemi sulla parola, non tutti…

A turno ogni giocatore ha diritto a una mossa, tra queste tre:

Fornire un indizio: con questa mossa è possibile informare un'altro giocatore sul contenuto della sua mano, indicandogli tutte le carte di un colore, o dello stesso numero. Dopo aver dato l'indizio viene scartato uno dei segnalini indizio a disposizione dei giocatori. Qui il regolamento è volutamente vago su alcuni dettagli riguardanti la comunicazione quali l'inflessione della voce, le espressioni facciali… è lecito ad esempio distorcere la voce per indicare una carta da giocare rispetto alle altre? Beh dipende da come si vuole affrontare la sfida offerta dal gioco. Se il gruppo preferisce un'esperienza più rilassata, può essere divertente osservare come ci si sforza di far capire più informazioni possibili da un semplice indizio, mentre se si predilige la sfida dura e pura allora coraggio con gli occhialoni da poker e siate inflessibili!
Ricordate che il gioco è un cooperativo anche dal punto di vista del mood che si vuole infondere alla partita: meglio decidere prima di iniziare a giocare quanto si vuole essere rigorosi rispetto agli indizi.

Scartare una carta: il giocatore sceglie una carta e la scarta. La carta esce quindi dal gioco, e i giocatori recuperano un segnalino indizio. Considerando che c'è una sola carta 5 per colore, e che le altre sono normalmente in duplice copia, appare chiaro che scartare a caso può si restituire un indizio, ma può anche far perdere la possibilità di vincere la partita con il punteggio maggiore.

Giocare una carta: il giocatore sceglie una carta e la gioca sul tavolo. Per essere valida deve iniziare una sequenza di un colore che non era presente sul tavolo (ad esempio l'1 rosso quando il rosso non è ancora in gioco) oppure proseguirne una esistente (ad esempio se il giallo arriva a 3 è possibile mettere il 4 giallo). In qualsiasi altro caso la carta non è valida, viene scartata e i giocatori acquistano un segnalino errore. Di nuovo appare evidente l'importanza di sapere cosa si fa, se si gioca la carta giusta si procede nella partita, altrimenti si paga caro…

Al termine della giocata si reintegra l'eventuale carta in modo da tornare a cinque. E non puoi guardarla, mi spiace… hai pescato un cinque da tenere in mano fino al momento giusto? Un uno che potrai scartare senza problemi? Lo scoprirai solo quando, e se, i tuoi compagni riusciranno a comunicartelo.

Scopo del gioco è arrivare a completare le sequenza da 1 a 5 di tutti e cinque i colori, a rappresentare lo spettacolo perfetto e senza errori. La partita finisce quindi in tre casi, se i giocatori riescono a completare le sequenze di colori, se si accumulano tre errori, o se le carte finiscono.

Al termine della partita si verifica fin dove si è arrivati con le varie sequenze, più si è andati avanti, più punti si fanno e più il pubblico è contento, fino ad arrivare all'ovazione in piedi in caso di cinque sequenze complete.

Fuochi di apertura e…
La prima partita ad Hanabi scorre piuttosto bene; la principale difficoltà consiste nel non guardare la carta che si pesca e, ovviamente, nella gestione degli indizi. Dopo averci giocato viene subito voglia di rigiocare per ottenere un punteggio più alto. In questo senso molto dipende dal gruppo con cui si gioca, la "logica" può essere molto diversa da persona a persona, per cui è facile dare indizi apparentemente ovvi, ma non per chi li riceve… Come ci ricorda l'adagio orientale più vecchio del mondo "L'importante è il viaggio, non la destinazione" e infatti alla fine è più divertente tentare di dare i giusti indizi per andare avanti che arrivare realmente alla conclusione dello spettacolo. Anche se è innegabile che la prima volta che si riesce a "vincere" il gioco, portando tutte le sequenze a cinque, è una gran bella soddisfazione.

…BOOM, BOOM, BOOM!
Hanabi è sicuramente un gradevole passatempo, più adatto a un paio di partite leggere che a una serata impegnativa, anche se lo stimolo ad ottenere il massimo risultato può essere di sprone anche per i giocatori più agonistici, tanto da essere apprezzato da entrambi i lati dello spettro ludico. Un pregio particolare di Hanabi è che non soffre di alcuni problemi tipici dei cooperativi; per cui ad esempio non emerge un "leader" che guida le mosse altrui, non c'è un meccanismo sulla plancia che, una volta sviscerato, permette di vincere facendo sempre le stesse mosse. In questo senso la semplicità del gioco è un punto di forza particolarmente versatile.
La passione per l’oriente di Bauza è evidente anche in questo titolo, anche se rispetto a giochi come Tokaido, Takenoko o Ghost Stories questo è chiaramente più astratto e più semplice. Chissà se il famoso autore aveva immaginato nel 2010 (quando Hanabi fece la sua prima comparsa come gioco-coppia assieme a un altro titolo della XII Singes) che questo simpatico giochino sarebbe andato a vincere tre anni dopo il più prestigioso riconoscimento del settore. Decisamente un premio meritato perché, come ho già detto, Hanabi è semplice ma per nulla banale; una sfida gradevole per i neofiti come per gli esperti.

Pro:
– Illustrazioni efficaci.
– Partite veloci.
– Un ottimo gateway.

Contro:

– La scatola si apre facilmente, a volte contro la volontà del proprietario…
– Se non ci si mette d’accordo prima sulla “tolleranza” degli indizi, si rischia di rovinare l’esperienza di qualcuno.

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