lunedì 17 Giugno 2024

Dust Tactics

Gennaio, 1947. Antartide. Nel gelido bianco dell’inverno perenne, piccole figure avanzano a passo di corsa verso l’ingresso di una caverna, ai piedi di una montagna. Quando ormai si trovano a pochi metri di distanza dall’antro buio, il suono di una sirena d’allarme riecheggia tra le folate di neve. Da dentro fa la sua comparsa un mostro d’acciaio, un cubo di metallo alto quasi una decina di metri, mosso da due rozze gambe meccaniche e con due cannoni a tiro rapido montati sullo scafo. Il gruppo di uomini si ferma di colpo e un razzo va ad infrangersi contro il mostro, senza alcun effetto apparente. Poi il camminatore risponde e una valanga di fuoco inghiotte la squadra.

Questo è il mondo di Dust Tactics, l’ultima creazione di Paolo Parente distribuita dalla Fantasy Flight Games, dopo un vagabondaggio editoriale che lo ha visto passare tra le mani di Rackham e Alderac Entertainment Group (tanto che le copie del set base attualmente commercializzate ancora riportano il marchio AEG coperto in maniera un po’ artigianale con un logo adesivo della FFG!).
Forte di una linea di modelli che ha assunto una certa rilevanza nell’ambito del modellismo statico puro, l’universo di Dust si è aperto al mondo del gioco nel 2007 con l’uscita del titolo strategico omonimo, diretta evoluzione del venerabile Risiko!, e oggi si propone anche nel campo del wargame tridimensionale con Dust Tactics. L’idea di base rende omaggio a quel genere letterario che va sotto il nome di dieselpunk, popolato di scienziati pazzi, tecnologie misteriose, generali tedeschi intenti a conquistare il mondo, spie russe tanto subdole quanto affascinanti ed eroi a stelle e strisce che combattono per difendere la libertà. Il tutto accompagnato da epiche battaglie tra robottoni, veicoli corazzati, armamenti laser e schiere di soldati valorosi. Cosa volete di più dalla vita?

  • Titolo: Dust Tactics.
  • Autore: Paolo Parente , Olivier Zamfirescu.
  • Editore: Dust Games / Fantasy Flight Games.
  • Genere: Wargame tridimensionale su mappa.
  • Numero Giocatori: 2-4.
  • Durata: 45-60 minuti.
  • Dipendenza dalla lingua: Molto ridotta (limitata alle abilità speciali, riportate in inglese sulle carte delle unità).
  • Illustratori: Vari.
  • Meccaniche: Combattimento diretto.

Un regolamento Frankenstein?
In effetti, già dal background (una seconda guerra mondiale alternativa, in cui la scoperta di tecnologie aliene ha accelerato l’avanzamento scientifico ed ha alterato l’esito del conflitto) appare evidente come Dust non pretenda di candidarsi al premio “Ambientazione più originale dell’anno”. Tutto il gioco, del resto, sembra seguire l’immortale massima del “meccanica che vince non si cambia”, rimescolando elementi già visti in un regolamento che suonerà familiare a qualsiasi wargamer degno di questo nome.
Alla base di tutto troviamo una classica mappa ortogonale, come quella degli scacchi per intenderci. Sulla mappa, le unità possono decidere se muoversi rapidamente, muovere e attaccare o rimanere fermi ed effettuare degli attacchi più precisi. Attacchi che vengono risolti con speciali dadi a sei facce che riportano solo due esiti positivi possibili (a qualcuno vengono in mente i dadi di Commands and Colors?). E se questo non vi basta, date un’occhiata alle carte delle singole unità, con le loro classiche abilità speciali (armi con danni variabili, squadre di fanteria d’assalto con movimenti bonus, eroi che migliorano i tiri di iniziativa, eccetera eccetera).
Il regolamento viene poi accompagnato – e anche qui nessuna sorpresa – da una serie di scenari che paiono essere fatti apposta per essere giocati due volte di seguito a parti invertite, nonché da un generatore di battaglie casuali.
Ma siccome la massima immortale sopra citata è più che valida, il risultato finale può dirsi soddisfacente: Un wargame leggero ma molto tattico, in cui l’elevata letalità dei vari pezzi rende necessario pianificare con attenzione le proprie mosse cercando di prevedere le risposte dell’avversario, se non vogliamo vedere il nostro ferocissimo camminatore soccombere al tiro fortunato della più umile squadretta di fanteria nemica.

Il volto della battaglia
Ma Dust Tactics, nonostante alcuni punti di contatto, non è un gioco di scacchi con i dadi, bensì un wargame in cui i pezzi tridimensionali pur muovendosi su di una mappa fissa (ed è in lavorazione una variante ufficiale per partite su mappa con misurazioni libere) devono comunque tenere conto dell’elemento estetico.
Aprendo la scatola base, pur se a scapito di un costo non proprio economico, potremo mettere le mani su una trentina di miniature di fanteria in plastica semirigida riposibizionabile (tre squadre più un personaggio speciale per parte) e su quattro veicoli componibili. Il tutto non dipinto – a meno di non ordinare la costosissima Edizione Deluxe – ma già primerizzato nel colore di base, ossia pronto ad essere dipinto. E in effetti bisogna dire che, vista la qualità dei pezzi, generalmente buona e senza troppe sbavature (peccato per alcuni dettagli dei soldati che risultano deformati e devono essere corretti “a caldo”), vale proprio la pena di investire qualche ora del proprio tempo per dare giustizia a questi modelli così dettagliati ed evocativi.
Se però il livello complessivo dei pezzi di gioco è buono, non altrettanto si può dire per il resto della componentistica. Le mappe sono composte da quadratoni di cartone doppia faccia – da un lato raffiguranti un ambiente esterno, dall’altro l’interno di un hangar – che, seppur ben illustrati, hanno la deplorevole tendenza a "imbarcarsi" molto facilmente. Gli altri elementi scenografici vanno dal “decente” (gli ostacoli anticarro e delle fin troppo generiche “casse di munizioni”) al “deludente” (i muri, che vengono rappresentati con dei semplici quadratoni di cartone totalmente bidimensionali). Le carte delle unità, per quanto stampate su carta plastificata e con un design molto accattivante, potrebbero essere più chiare soprattutto per quel che riguarda la composizione delle unità di fanteria.

Un gioco pulp, molto pulp… pure troppo…
Alla fine, però, si deve arrivare al sodo. La domanda fatale è: “Dust Tactics rappresenta un’alternativa credibile nel mondo dei wargame tridimensionali, rispetto a mostri sacri come Warhammer 40.000 o Warmachine?” E a questa domanda dobbiamo rispondere con un sonoro e deciso: “Forse”.
Il problema è che questo titolo si trova in quell’inevitabile fase “adolescenziale” in cui può succedere un po’ di tutto. Le unità finora disponibili sono diversificate tra loro, ma davvero troppo poche e ancora ben poco personalizzabili in fase di army building (un elemento tra l’altro rivoluzionato dai nuovi costi in punti previsti dal regolamento da torneo); i personaggi speciali sono solo due e con abilità speciali non proprio incisive (ma questa potrebbe essere una scelta “di stile”); i veicoli sono interessanti ma per ora limitati alle due classiche  tipologie di “anticarro” e “antifanteria” con la sola possibile eccezione del tedesco Luther, un mezzo tuttofare ma di complessa gestione sul campo. C’è poi da dire che, seppure in sostanza ben equilibrato (gli alleati tendono a dare il meglio di sè nel combattimento ravvicinato, mentre l’asse può contare su veicoli migliori e su di una buona potenza di fuoco a distanza), il gioco soffre di una eccessiva casualità, dovuta alla scarsa differenziazione tra le armate in campo.
Naturalmente, la già annunciata e prevedibile ondata di espansioni, nuovi scenari e box aggiuntivi dovrebbe porre rimedio a molti di questi problemi, introducendo nuovi teatri di guerra e nuove armate (blocco sovietico in primis). Ma il condizionale è d’obbligo, perché in questo genere ludico così competitivo già in passato abbiamo visto giochi potenzialmente interessanti fallire miseramente a causa di una cattiva gestione dei loro primi sviluppi. E, essendo ormai trascorsi alcuni mesi dall’uscita del set base, la luna di miele sta per finire.
Quello che per ora abbiamo tra le mani è comunque un buon gioco, con un’ambientazione forse non sorprendente ma pur sempre azzeccata, capace di produrre partite rapide ed emozionanti in un setting che non può non affascinare gli appassionati del genere. Un titolo senza pretese e divertente che però ben presto sarà chiamato a scontrarsi con i giganti del settore e con i gusti di un pubblico molto esigente.

Pro
– Meccaniche intuitive e di facile applicazione, per partite rapide e “movimentate”.
– Sostanziale equilibrio tra le forze in campo, senza eccessivi scompensi.
– Buon livello di riflessione tattica.
– Pezzi di gioco di ottima qualità.
– Ambientazione affascinante e dalle grandi potenzialità.

Contro
– Scarsa originalità di alcuni elementi.
– Grande peso dell’elemento fortuna, che può mandare a rotoli la riflessione tattica di cui sopra.
– Scarso numero di unità attualmente disponibili.
– Componentistica di base ed elementi scenografici deludenti.

Note

Il gioco per il momento è disponibile solo nell'edizione inglese. E' distribuito per l'Italia da Giochi Uniti.

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