sabato 22 Giugno 2024

Marco Canetta e Stefania Niccolini: quando si parla di “Family Games

Chi meglio dell’autore può descrivere un proprio gioco sul nascere?

Partendo da questa premessa ed incuriositi dal trovare un nome femminile in un mondo di autori al maschile abbiamo contattato Stefania per realizzare un’intervista legata a “The Doge Ship” ed al suo percorso di autrice.

Da qui abbiamo scoperto una coppia (o forse sarebbe meglio dire una famiglia) emergente nel panorama ludico italiano con già 2 titoli all’attivo, un terzo in arrivo a breve e qualche sorpresa ancora in serbo. Ecco quindi un approfondimento sui segreti della Nave del Doge e gli autori che lo hanno realizzato…

Gioconomicon: Per prima cosa direi di cominciare dall'inizio: come nasce la vostra avventura da autori di giochi?

Stefania Niccolini: Il tutto nasce da una grande e comune passione per i giochi da tavolo e da tante serate passate con la televisione spenta a giocare tra noi e con i nostri figli.
Inizialmente ci limitavamo solo a qualche modifica al regolamento di giochi in commercio. Poi, dal 2006, lentamente, abbiamo cominciato a provare a scrivere qualcosa di nostro.

GN: Il vostro primo titolo è stato "African Park", pubblicato con la Giochix, come nasce la collaborazione con questo editore?

SN: La collaborazione è iniziata per caso, con un appuntamento al Lucca Comics and Games 2008 e un paio di partite ad African Park nella bolgia della fiera. Abbiamo conosciuto l'editore in quell'occasione. Dobbiamo riconoscere che, pur essendoci presentati da esordienti (leggi: perfetti sconosciuti), l'editore ci ha dato la sua massima fiducia e ha dato al piccolo African Park una veste che lo ha reso molto accattivante, tanto da essere tra i finalisti del premio Graf Ludo 2010, cosa non scontata per un gioco italiano.

GN: Attualmente siete in uscita con "The Doge Ship", gioco da una tematica abbastanza particolare, la costruzione della Nave di Stato del Doge di Venezia, come siete arrivati a scegliere un'ambientazione così peculiare?

SN: Eravamo orientati verso un gioco di costruzione, ma cercavamo qualcosa nell'ambientazione che si distinguesse. L'idea determinante venne una domenica mattina e fu Marco ad averla dopo una notte insonne (la notte porta consiglio!): costruire una nave come una sorta di puzzle. Non però in un luogo qualunque ma nei cantieri della Serenissima Repubblica di Venezia di alcuni secoli fa.
Non solo l'ambientazione era italianissima ma era anche, in qualche modo, un piccolo omaggio a uno dei primi giochi con cui abbiamo inaugurato la nostra carriera di gamers: la Serenissima.

GN: In cosa "The Doge Ship" si differenzia dagli altri giochi di piazzamento?

SN: Nel progettare The Doge Ship abbiamo cercato di introdurre degli elementi che lo caratterizzassero.
Un primo elemento è legato all'uso dei dadi per determinare i costi delle azioni. Il dado crea un fattore di variabilità che movimenta il gioco senza però introdurre la componente fortuna che tanti gamers (noi compresi) mal sopportano. In pratica, i dadi determinano quali azioni hanno un costo e quali sono gratuite. Dal momento che il denaro disponibile è molto limitato e procurarselo nel corso della partita non è facile, la scelta di un'azione a pagamento deve essere molto ben ponderata.

Inoltre non abbiamo volutamente introdotto elementi che, acquisiti o sviluppati progressivamente nel corso della partita, aumentassero a dismisura le potenzialità di un giocatore. Per fare qualche esempio, si pensi agli edifici di Puerto Rico o, meglio, agli sviluppi di Agricola o a certe carte di Race for the Galaxy. In questi giochi, un giocatore può accumulare e combinare fra loro un buon numero di vantaggi. I "bonus" nel Doge Ship sono invece a scadenza, perché legati all'ultima barriera costruita. Quando si costruisce una nuova barriera, necessaria per aumentare la protezione dall'acqua alta, il bonus della barriera precedente decade. Quindi il gioco richiede una notevole programmazione della sequenza delle azioni. Occorre sfruttare al meglio (diremmo quasi, "spremere fino in fondo") il bonus offerto da una barriera e decidere il momento giusto per costruire la successiva.

Altro elemento caratteristico, come accennato in precedenza, è l'acqua alta (a Venezia non poteva mancare!) che incombe sui cantieri e può far perdere azioni ai giocatori. Non è quindi scontato che tutti i giocatori abbiano a disposizione, nel round, lo stesso numero di azioni.

Infine sul gioco c'è l'ombra di un Doge alquanto lunatico e molto autoritario. La tessera del Doge, pescata ad inizio round, determina il valore in punti delle tessere di nave e quali di esse possono risultare maggiormente significative, offrendo 'approvazioni' (da convertire in punti, in specifici momenti della partita). Ad un elemento quindi non è associato un punteggio fisso (come ad esempio, in Kingsburg: costruisco la Gilda dei Maghi e incamero 6 punti) ma dipendente dagli umori del nostro Doge. Aggiungiamo poi che fra le azioni disponibili, c'è anche la possibilità di ordire intrighi e cambiare la carta del Doge; capirete quindi quanta variabilità ha il gioco.
Per riassumere il tutto, The Doge Ship è un gioco basato sui tempi giusti che premia il giocatore che riesce a pianificare meglio la sequenza delle azioni e il momento più opportuno per svolgerle.

GN: Spesso un autore, sviluppando il proprio gioco, trae ispirazione da altri titoli già esistenti, che titoli avete preso come riferimento per "The Doge Ship"?

SN: Nessuno in particolare, anche perché i nostri progetti sono frutto di attitudini di gioco differenti. Mentre l'uno preferisce i giochi complessi con pesante interazione e ampia possibilità di mettere i bastoni fra le ruote agli avversari, l'altra predilige giochi più tranquilli in cui ciascuno 'zappa il proprio orticello' senza essere infastidito dai suoi 'vicini'.

Adesso poi, che c'è anche il contributo dei nostri figli, sappiamo che un nostro gioco è arrivato a un buon grado di sviluppo quando, nel corso dei primi playtests in famiglia, il settore maschile riesce a fare mosse 'cattive' senza però che quello femminile si arrabbi troppo e abbandoni il tavolo.
Viva la sportività delle donne della famiglia Canetta!

GN: Oltre a "The Doge Ship" dovrebbe arrivare quest'anno sul mercato il vostro Rhein River Trade, edito da Giochi Uniti, di cui abbiamo già parlato in passato sulla nostra testata, potete darci qualche informazione in più sul gioco? Cosa ci aspetta? E soprattutto, da quando sarà disponibile?

SN: Rhein River Trade è un gioco completamente differente e pensiamo, con un pizzico di presunzione, senza un reale corrispettivo nell'attuale mercato ludico. È un gioco gestionale di spostamento di merci lungo il fiume Reno (Rhein, alla tedesca) utilizzando mezzi condivisi. La condivisione dei mezzi – nave, aereo, treno – rende il gioco particolare in quanto a ciascun giocatore sono assegnati propri ordini di consegna di merci in varie città ma, per evaderli, si deve in un certo senso dipendere dagli altri. Un mezzo, infatti, non parte finché non è sufficientemente carico e difficilmente un giocatore da solo può farlo partire. Inoltre un mezzo si ferma ogniqualvolta un giocatore che abbia su di esso delle merci ne faccia richiesta. Ogni fermata allunga il tempo di percorrenza. Dato che ogni ordine ha un tempo di evasione massimo, dopodiché si paga una penale, è facile immaginare quanto i giocatori possano darsi fastidio a vicenda.
Il gioco è pronto per la pubblicazione e pensiamo che presto vedrà la luce.

GN: Tre giochi in 3 anni è già un ottimo risultato, e poi? Lungo periodo di vacanza o avete altri progetti in servo per le nostre tavole da gioco?

SN: Creare giochi per noi è come essere in vacanza! Perciò la nostra produzione non si ferma.
Tra Essen e Lucca presenteremo agli editori 2 nostri nuovi prototipi, con la speranza di vederli sui tavoli degli appassionati a fine 2013.

Be’, non ci resta quindi che incontrare gli autori ai prossimi eventi e scoprire cosa ci riservano per il futuro. Intanto ringraziamo la famiglia Canetta per il tempo dedicatoci e gli auguriamo un in bocca al lupo per il loro “The Doge Ship”, sperando di poter provare presto il loro “Rhein River Trade”.

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