mercoledì 29 Maggio 2024

Marie Cardouat: uno stile onirico per i robot a vapore

L'aspetto estetico di un gioco, il comparto grafico e le sue illustrazioni, finiscono spesso per decretare il suo successo. Talvolta giochi dai meccanismi intriganti non vengono considerati come meritano perché dal punto di vista delle illustrazioni o dei materiali non risultano essere sufficientemente attraenti, mentre d'altra parte aumentano i casi di giochi mediocri con miniature di qualità o illustrazioni strepitose. Fortunatamente per noi gamer, lavorare per bene al comparto grafico di un gioco sta diventando un'esigenza che quasi nessun editore ignora più, e quindi i prodotti dell'editoria ludica moderna sono sempre più belli da vedere oltre che da giocare.

Particolare attenzione richiedono, tuttavia, quei giochi che dipendono fortemente dal comparto estetico, cioè regolamenti basati sui disegni o sull'aspetto della componentistica; e tra questi è facile pensare subito a Dixit.
Dixit (ed i suoi numerosi eredi), è un gioco che ha fatto la sua fortuna non solo sui suoi meccanismi, tanto semplici quanto funzionali, ma principalmente sulle bellissime illustrazioni dal carattere onirico ed un po' fanciullesco che sono basilari ai fini stessi della partita. L'autrice di questi disegni è Marie Cardouat, un'artista francese "prestata" quasi per caso al mondo dei giochi.

In occasione della scorsa Lucca Comics and Games abbiamo potuto chiacchierare con Marie in merito al suo lavoro nel mondo ludico. Il sorriso sbarazzino, la figura esile, il banco di lavoro sommerso di decine di matite e pastelli di mille colori…Marie Cardouat sembra uscita da una delle sue illustrazioni. In questa Lucca che l’ha vista impegnata in tutti e quattro i giorni del festival, per riuscire a parlarle ci siamo accomodati affianco a lei durante la sua sessione di autografi dedicata a Steam Park, ultima creatura di Cranio Creations che ha fortemente voluto la matita di questa artista parigina per dar vita al suo parco giochi per robot. Un’intervista condotta tra un disegno di robot e l’altro, più breve di quanto avremmo voluto insomma, ma comunque interessante.

Giconomicon: Marie, come è nato il tuo ruolo di illustratrice di giochi?
Marie Cardouat: Quasi per caso. Ho risposto ad un annuncio a Parigi, nel quale si cercava un illustratore per un gioco. Ho mandato i miei disegni, sono piaciuti, e mi sono ritrovata ad illustrare Dixit. Ma non avevo pianificato prima di entrare nel mondo dei giochi da tavolo.

GN:Ti va di parlarci del tuo lavoro quotidiano, al di là delle illustrazioni ludiche?
MC: Come formazione professionale io sono un'artista, ho studiato arte, anche se sono partita prima da una scuola scientifica e poi ho studiato anche discipline commerciali. Ma lavoro da artista e da illustratrice. Oltre a Dixit, ho creato illustrazioni per molti altri lavori, di diversi campi: da libri per bambini a copertine di CD, e cartoline.

GN:  Prediligi uno stile in particolare nei tuoi lavori?
MC: Si, il mio stile è quello visibile anche in Dixit: immagini quasi oniriche, non definite nei minimi particolari, ma capaci di far spaziare le sensazioni di chi le guarda. I miei disegni dovrebbero permettere di sognare mentre li guardi, dovrebbero trasmettere sensazioni positive, e per questo amo molto usare tanti colori.

GN: E qual è invece lo stile che preferisci contemplare, nell'ambito artistico?
MC: In genere mi piacciono le immagini con molti colori, ma sono attirata pure da immagini in bianco e nero, definite, e persino da immagini che a prima vista possono sembrare cupe o tristi. In ogni caso, quel che conta per me non è tanto la tecnica con cui un'opera viene realizzata, bensì l'uso dei colori e soprattutto le sensazioni che l'opera comunica quando la guardi.

GN: Quanto determinante pensi che sia stato il tuo contributo al successo di Dixit?
MC: Beh, in un gioco che dipende completamente dalle immagini, senza dubbio sono le immagini a recitare la parte più importante. È il tipo di gioco che lo richiede. Ma Dixit è anche un gioco intelligente e sottile, quindi senza dubbio lo stile artistico adottato è stato importante ma non è stato l’unico fattore a incidere nel meritato successo di questo gioco.

GN: Come e quanto sei stata coinvolta nel processo creativo di Steam Park?
MC: A dire il vero ho curato solo le illustrazioni. Mi è stato comunicato il tema, mi è stato detto cosa serviva, ed io l'ho realizzato – ma non ho avuto un ruolo nello sviluppo creativo del gioco. Solo nell'artwork e nei disegni.

GN: Quando ti è stato comunicato il tema di Steam Park, ti sono state anche fornite indicazioni specifiche su come illustrarlo o è tutto frutto della tua immaginazione ? Te lo chiedo perché le 18 giostre sono colorate e festose mantenendo comunque un aspetto vaporoso e "industriale", è cosi che ti sei immaginata il mondo di Roboburg ?
MC: Dunque, per alcuni elementi come le giostre, sono stata io a proporre le mie idee e la Cranio mi diceva se andavano bene. Sono stata molto libera nelle mie proposte. Per altri, come i baracchini, ci abbiamo ragionato assieme e in alcuni casi avevano delle idee ben precise che dovevo realizzare.
Si, il Roboburg che emerge dalle illustrazione è proprio quella che mi sono immaginata, sin dal principio volevamo creare una sorta di mondo steampunk con delle attrazioni folli… e penso che il risultato sia abbastanza folle!

GN: L'iconografia del gioco (i simboli sui dadi e sulle carte) e soprattutto la plancia a forma di maiale, sono anch'esse idee tue ?
MC: Non mi sono occupata io dei simboli sui dadi o sulle carte, quello è stato tutto lavoro di Cranio. E credo che abbiano fatto un ottimo lavoro!
Per quanto riguarda il maiale, ne abbiamo parlato assieme e abbiamo realizzato che sarebbe stato carino avere una plancia per la banca a forma di maiale, ed è cosi che è nata.

GN: Marie, tu sei anche una giocatrice? A cosa giochi e quanto?
MC: Da quando sono entrata nel mondo ludico, naturalmente ho preso a giocare, ma non posso dire di essere una "gamer". I giochi che preferisco sono i party game o i giochi per famiglie.

GN: Quale sarà il prossimo gioco che illustrerai ?
MC: Probabilmente un gioco del famoso Ludovic Maublanc (Cyclades, Rampage, Dice Town, Cash n' guns…), edito dalla Funforge, dal titolo Clouds.
Un gioco molto poetico ma anche semplice e divertente in cui dovrete catturare le nuvole con le dita in modi veramente ridicoli.
Ma non abbiamo ancora iniziato a lavorarci, quindi dovrete pazientare ancora per un po.

GN: Che ne pensi di Lucca Games e delle tante fiere di rilevanza mondiale che hai visitato?
MC: Ho visto diverse fiere e convention, e sono state tutte molto belle, ma Lucca mi ha dato un'impressione diversa. Per esempio, Essen è più internazionale, mentre Lucca ha più carattere "locale", il pubblico è quasi esclusivamente italiano. Ma Lucca ha cose che Essen non ha, tanto per cominciare la cornice. La città è stupenda, ed inserire l'evento nella città è stata una scelta bellissima. E poi l'organizzazione ha funzionato benissimo, almeno per quanto mi riguarda. Le persone sono davvero belle, il pubblico è tranquillo e nello stesso tempo appassionatissimo. Insomma se dovessi scegliere, sceglierei Lucca. Tuttavia se dovessi menzionare un problema, direi che la città stessa, per quanto bella, è troppo piccola per un evento di questa portata.

GN: Grazie Marie, e buon gioco (e disegni)!
MC: Grazie a voi!

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