venerdì 12 Dicembre 2025

Spiel des Jahres – Un prezioso passo verso l’integrazione

Con questo articolo riprendiamo il nostro lavoro di traduzione degli articoli della rubrica Spielraum, curata dall’illustre giuria del premio tedesco Spiel Des Jahres. Negli anni i giurati non si sono limitati a condividere con noi riflessioni sui giochi e sul mercato, ma anche resoconti sulle loro attività legate al mondo ludico. Bernhard Löhlein aveva già parlato in passato in questo spazio del rapporto tra giochi e religione o dell’importanza dell’inclusione sociale nei giochi. Oggi ci parla di una bellissima esperienza legata a un fenomeno che riguarda tutta l’Europa e in special modo il nostro paese: l’integrazione dei giovani profughi attraverso il gioco.

Un prezioso passo verso l’integrazione di Bernhard Löhlein

Giocare con profughi minorenni e non accompagnati

Scimmie lanciano piccole noci di cocco in giro per la stanza, un aviatore impazzito spaventa i polli e casse vengono caricate su una nave ondeggiante. Nessun dubbio, si sta proprio giocando. CRAZY COCONUTS, LOOPING LOUIE e RIFF RAFF sono i giochi preferiti di questo pomeriggio, ma c’è qualcosa di diverso dal solito: la stanza si riempie di un misto di tedesco, inglese e lingue orientali. Indigeni adolescenti e profughi minorenni e abbandonati stanno giocando assieme e io osservo la scena, curioso, contento… e sollevato, perché non ero per niente sicuro che questo esperimento potesse funzionare.

Tutto era iniziato a dicembre 2015: “Vincete un pomeriggio di giochi con un esperto”, questo era uno dei remunerativi premi del calendario dell’avvento della diocesi di Eichstatt. L’esperto… beh… sarei io ed ero sulle spine per sapere chi mi avrebbe “vinto”. Il caso ha voluto che fosse un gruppo di giovani di una parrocchia di Ingolstadt, che da lungo tempo voleva organizzare un pomeriggio di giochi per giovani profughi, che erano stati sistemati nei paraggi. Questa sembrava l’occasione giusta. Con un “esperto di giochi” come me al loro fianco avrebbe sicuramente funzionato.

Ero molto entusiasta dell’idea, che però al tempo stesso mi poneva di fronte una grossa sfida: quali giochi dovevo scegliere? Novità o classici? I giovani che vengono dall’Afghanistan, dall’Eritrea o dalla Siria saranno abituati ai giochi da tavolo? Ero insicuro, così ho impacchettato un po’ di giochi che si spiegano velocemente e mi sono semplicemente messo a vedere cosa sarebbe successo.

Inizialmente tutto è andato regolarmente: “come ti chiami? da dove vieni?”, insomma i giovani hanno fatto conoscenza. Intanto in disparte io preparavo alcuni giochi. “MAKE’N’BREAK funziona sempre”, pensavo, perché non c’è bisogno di parlare. Con RIFF RAFF ho iniziato ad avere i primi dubbi: un gioco di destrezza con una nave che viene sballottata a destra e a manca dalle onde alte. “Forse non proprio adatta se un giovane deve elaborare un esperienza traumatica in mezzo al  mediterraneo…”

I timori sono infondati. Dopo nemmeno cinque minuti tutti i tavoli da gioco