lunedì 17 Giugno 2024

Evo

Evo – c'era una volta tra i dinosauri

Evo è un gioco uscito nel 2001 per la Descartes / Eurogames, che mescolava diversi aspetti delle varie correnti ludiche: c'era infatti un po' di piazzamento, un po' di asta, un po' di dado ed un po' di fattore caso, tutto insieme in quella che all'epoca risultò una squadra vincente, tanto è vero che pur dopo l'uscita di produzione, Evo è rimasto un gioco piuttosto ricercato dal pubblico ludico.

E così nel 2011 la Asmodée ha deciso di dare un restyling a questo nuovo classico e di ripubblicarlo. Asterion press, sempre attenta al mercato estero, ha poi annunciato una versione italiana sin da Lucca 2011, che ha finalmente visto la luce poco dopo la kermesse toscana.

Avendo avuto la fortuna di giocare entrambe le versioni (2001 e 2011), posso spiegare cosa accade nel mondo dei dinosauri a 10 anni di distanza dalla prima uscita

  • Titolo: Evo
  • Autore: Philippe Keyaerts
  • Editore: Asterion Press / Asmodee
  • Genere: Strategico – Controllo aree
  • Numero Giocatori: 2-5
  • Durata: 90 min
  • Dipendenza dalla lingua: completamente localizzato in italiano (testo solo sulle carte)
  • Illustratori: Stéphane Gantiez, Stéphane Poinsot

Nota importante: a meno che non sia direttamente specificato, tutto quello che troverete scritto qui di seguito si riferisce alla versione 2011 di Asterion press.

Il tema di Evo è un po' cambiato rispetto all'originale, ma il succo resta sempre quello di far prosperare la propria popolazione di animali in un ambiente che cambia, acquistando nuove abilità tramite l'evoluzione genetica, finchè l'inevitabile catastrofe (meteorite) non porrà fine a quest'era di sviluppo e prosperità dei dinosauri, che sono controllati e gestiti da una popolazione umana che grazie alla conoscenza della biologia può variarne l'evoluzione. Naturalmente essendo prodotti dagli uomini, questi dinosauri sono abbastanza differenti da quelli che sono realmente esistiti sul nostro pianeta (perdonate la nota di carattere paleontologico, ma è il mio campo…).

“Perchè Alan Grant è come me: è uno scavatore.”
Scavando nella scatola troviamo che il contenuto del gioco è di notevole qualità, e fin dalla scatola stessa si nota il lavoro di restyling: i disegni sono molto belli, nello stile francese, ricchi di colori e con un sacco di decorazioni accessorie, per dare al gioco quel sapore stile Dinotopia. Aprendo la scatola, troviamo innanzi tutto i fogli di cartoncino fustellato da cui staccare i vari pezzi del gioco (che andremo a vedere a breve), sotto cui troviamo due tabelloni (uno piccolo ed uno grande, entrambi a doppia faccia), e ancora più giù un vassoio in plastica contenente il resto dei pezzi, che funziona benissimo per riporre i vari componenti una volta staccati dai fustellati.

Le mappe rappresentano un'isola divisa in esagoni, ed ogni esagono ha un colore dominante, che rappresenta il clima di quella zona. Entrambe le mappe, come detto, sono doppia faccia, da usare a seconda del numero di giocatori coinvolti nella partita. Troviamo poi un'enorme ruota in cartone con diversi settori colorati, che è detta Ruota del Clima, e definisce di volta in volta in quali zone i nostri dinosauri possono prosperare, ed in quali invece lasciano questa valle di lacrime. Infine c'è un tabellone più piccolo, detto Laboratorio di Biologia, che serve a gestire le aste. Oltre a questi componenti, ci sono 5 plance in cartoncino colorato, ciascuna rappresentante un dinosauro (ok c'è anche uno pterosauro, e gli pterosauri non sono dinosauri, ma in questo momento non ci interessa), con un suo colore definito, e con tutte le aree in cui piazzare le varie “modifiche” all'animale.

I segnalini in cartoncino sono diversi, e troviamo sia segnalini numerici, per il punteggio (detti Punti Mutazione, o PM), che i segnalini dei geni, oltre a 13 tessere “clima”, che definiscono l'andamento della Ruota del Clima durante la partita.

Infine ci sono delle pedine in legno, 9 per giocatore (8 dinosauri più un cilindro che serve nell'asta), un dado da combattimento, e 15 carte evento. Le carte evento sono illustrate a colori con immagini nello stile del gioco. C'è anche un utile sacchetto in stoffa per i geni. Insomma, nulla sembra stonare dal punto di vista visivo.

  

“Non mi meraviglia che abbiano imparato a volare.”
Come in tutte le recensioni, lo scopo qui non è quello di dettagliare le regole, bensì di cercare di dare una panoramica del gioco. Dopo aver deciso in base al numero di giocatori quale tabellone usare, ogni giocatore riceve la sua dotazione: la plancia del dinosauro scelto, le relative pedine in legno, e 6 PM. Da questo momento il gioco si svolge in fasi .

C'è prima una fase clima, in cui si pesca la prima tessera clima e si sposta la ruota come indicato. La Ruota del Clima definisce in quali regioni i dinosauri possono vivere, in quali sopravvivere (cioè sono costretti a ridurre la popolazione) ed in quali muoiono senza speranze (cioè vengono eliminati dalla mappa). Se la tessera scoperta in questa fase riporta un meteorite, la partita finisce.

C'è poi la fase mutazione, in cui i giocatori concorrono in un'asta per assicurarsi i geni. I geni sono uno dei motori del gioco, perchè a seconda dei geni i dinosauri possono sopravvivere in climi rischiosi, ottenere bonus in combattimento, riprodursi più velocemente, e così via. Ci sono inoltre dei “supergeni”, delle mutazioni che danno sostanziali vantaggi e che si trovano in copia unica durante la partita. Vincere l'asta significa anche poter pescare una carta evento, che rappresenta un ulteriore vantaggio per il giocatore.

Nella fase iniziativa viene definito l'ordine di gioco (generalmente agirà per primo chi ha meno dinosauri sul tabellone e così via fino a chi ne ha di più).

La fase movimento permette ai giocatori di spostare i propri dinosauri. Ogni giocatore ha 2 punti movimento da spendere, e punti ulteriori si acquisiscono con alcuni specifici geni. Spostare i dinosauri significa incrementare le loro possibilità di sopravvivere a climi ostili, ma facedolo si può anche dare inizio ad uno scontro, dato che in ogni esagono ci possono essere solo dinosauri di un unico colore.

Se volete entrare in un esagono contenente dinosauri “nemici”, la fase di combattimento è il momento che stavate aspettando. Il combattimento costa 1 punto movimento e consiste nel tirare il dado. Gli unici due risultati possibili sono “vittoria” o “sconfitta”, e le possibilità di vincere aumentano grazie a geni specifici.

C'è poi la fase nascita, in cui i dinosauri si riproducono (in termini di gioco, si piazzano nuovi dinosauri sulla mappa). Come per tutto il gioco, i geni influenzano anche questa fase. Gli 8 dinosauri costituiscono il limite di pedine sulla mappa.

Infine c'è la fase sopravvivenza, in cui i dinosauri vengono rimossi dal tabellone a seconda della situazione climatica descritta dalla Ruota del Clima.

“Quanto mi secca avere sempre ragione!”
Evo è un gioco che potrebbe far piacere a quasi tutti i palati, dalla grafica ricercata e decisamente orientato verso i “gamers”. I materiali sono ottimi, le regole sono semplici ed efficaci, e la partita non dura un'eternità. Insomma, Evo è uno di quei giochi che dovrebbero trovare facilmente posto in quasi tutte le ludoteche. Si, c'è il dado, ma se non vi piacciono i dadi giocate a Puerto Rico, ed in ogni caso l'effetto del dado non è completamente casuale dato che è modificato dalla scelta dei geni. Si, c'è la pesca dei geni, ma insomma! L'evoluzione è spinta da modificazioni casuali e… ok, mi fermo qui. In conlcusione: Evo è veramente un gran bel gioco e piacerà sia agli “hardcore gamer” che ai giocatori occasionali. È la volta di un altro plauso ad Asterion? Si, decisamente ha fatto un'altra scelta azzeccata nel tradurre questo capolavoro che meriterebbe di essere elencato tra i classici del gioco da tavolo.

Però due parole sulla vecchia edizione rispetto alla nuova vorrei spenderle. Il restyling grafico potrà piacere ai più, e francamente – come ho già sottolineato nell'anteprima da Lucca – già lo “Pterosauro” da solo secondo me vale il prezzo del gioco. Ma la grafica della prima edizione era – incredibile auditu – più “funzionale” rispetto a questa. Inoltre non ho molto gradito la troppa prevedibilità del clima (in pratica va sempre nello stesso modo), la presenza dei “supergeni”, e la generale svolta verso un pubblico “german-style”. La “simulazione” dell'evoluzione che c'era nella prima edizione qui si è persa quasi completamente, ed il tema diventa più astratto. Anche le pedine sono anonime, laddove quelle vecchie erano si dischi di legno ma con illustrazioni diversificate sopra. E quello che davvero non ho gradito è il background: che bisogno c'era di inserire l'intervento umano?

In ogni caso però queste considerazioni non tolgono nulla al valore di Evo, che è, ed a mio giudizio resterà, tra i migliori giochi di sempre.

“Life always finds a way”.

Pro: regole semplici ma eleganti; grafica molto ben curata, ottimi materiali.
Contro: Ruota del Clima troppo prevedibile, forse alcuni geni unici possono essere sbilanciati, in due non scala un granchè.

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