sabato 15 Giugno 2024

[Lucca Games 2011] Lo Hobbit – Tutti per Bilbo, Bilbo per tutti

Lo Hobbit, uno dei più fiabeschi racconti di Tolkien, ha ispirato generazioni di appassionati del genere fantasy ed ha un buon numero di giochi ad esso ispirati.

Tra questi, l’ultimo in ordine di tempo è l’ennesima fatica di Reiner Knizia, uscita per Fantasy Flight ed ora localizzata in italiano da Giochi Uniti. Naturalmente, qui a Lucca Games 2011 abbiamo avuto la possibilità di provare questo parto della matematica mente di Knizia, e vedere quanto di astratto il sagace professore ha saputo pompare in uno dei più bei pezzi di narrativa fantasy.

Va detto che il gioco è un cooperativo-competitivo, per cui il punteggio diventa necessario per definire un vincitore, ma il gioco può anche “battere” i giocatori.

La dotazione del gioco è composta da una mappa divisa in caselle circolari che collegano aree più ampie (le “avventure”), da plance di gioco per i giocatori (da 3 a 5), da una buona dose di cubetti di legno in tre colori, 5 dadi tematici e due mazzi di carte. Le carte sono divise in un mazzo “nani”, le cui carte – più piccole (dimensione Avventure di Talisman, per intenderci) – sono numerate da 1 a 60, e servono per la fase di asta; il mazzo di carte più grandi include quattro set, numerati da 1 a 4, e ciascuno diviso in carte Evento e carte Avventura. Infine abbiamo una dotazione di segnalini in cartoncino (il pan di via), qualche decina di gemme in plastica colorata e due miniature in plastica (Smaug e Bilbo).

Le plance rappresentano i nani; si perché in questo gioco i giocatori impersonano idealmente alcuni dei nani della compagnia di Thorin Scudodiquercia, che accompagnano e proteggono il buon Bilbo, lo scass…hobbit. Ciascuna plancia è divisa in quattro colonne, a partire da sinistra riportanti: l’iniziativa, l’astuzia, la forza, ed un valore in gemme (che servirà al computo finale del punteggio).

I dadi hanno tre simboli diversi (scudi, pan di via, asce), e servono a risolvere le avventure.
Il gioco è diviso in quattro fasi principali, ciascuna divisa in due sottofasi: eventi ed avventura.

Durante la fase eventi i giocatori, rappresentati da Bilbo, si spostano lungo il percorso da un’avventura all’altra. Ogni casella fornisce bonus (o in alcuni casi penalità), e chi riceve cosa viene deciso da un meccanismo di puntate. Ciascun giocatore punta una carta nano, e generalmente la carta più alta muove per prima (quindi va nella prima casella), e via via verso la più bassa. Alcuni eventi permettono di ricevere altri tipi di bonus, per ottenere i quali si usa lo stesso meccanismo ad asta del movimento. Una volta che il gruppo arriva in una casella avventura (cioè quando sono finite le carte evento), si pescano e si affrontano le carte avventura una alla volta.

Per risolvere le avventure occorre ottenere una serie di risultati coi dadi (p.es. 3 asce, 1 scudo e 3 pan di via), e se un’avventura viene risolta fornisce un numero di gemme diverso da carta a carta. Al contrario, fallire un’avventura significa pescare un tassello penalità (che fa perdere abilità o peggio fa spostare il drago verso Ponte LagoLungo e quindi avvicina la fine del gioco).

Dopo aver completato le quattro avventure, si calcolano i punti in base alle gemme ricevute da ciascun personaggio, e chi fa più punti vince. Nel caso in cui Smaug raggiunga Ponte LagoLungo la partita finisce (ma comunque è teoricamente possibile decidere chi ha vinto, anche se si tratta di una sconfitta comune).

Il gioco, quindi, è molto semplice, ed esistono regole opzionali che lo rendono anche più interessante. Nonostante Knizia sia famoso per la sua totale mancanza di ambientazioni nei suoi giochi, questo Lo Hobbit non è del tutto privo di ambientazione, ed anzi ci sono due o tre elementi piuttosto carini per chi ha amato il libro. Alla fine, comunque, Lo Hobbit è un buon gioco per famiglie, in cui sia la casualità che la tattica hanno il loro peso, e si bilanciano l’un l’altra (i distacchi in termini di punti sono infatti sempre piuttosto scarsi tranne rarissimi casi di sequenze davvero sfortunate). Quindi un altro bel colpo messo a segno dal teutonico autore matematico, con un’ambientazione che davvero si può definire fatata. E la localizzazione in Italia sarà sicuramente ben accolta dal nostro pubblico.

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