giovedì 25 Aprile 2024

Burning Suns: morte e resurrezione di un 4x

A maggio del 2013 approdò su kickstarter in cerca di finanziamenti Burning Suns, titolo spaziale del genere 4X (eXplore, eXpand, eXploit, eXterminate) proposto dalla neonata danese SunTzuGames. Nonostante le “sole” 20.000 £ come obiettivo per pubblicare il titolo i 272 finanziatori videro l’investimento sfumare per 2.500 £ mancanti.

Fiducioso delle potenzialità del gioco e di un’analisi più approfondita dello strumento del crowdfunding  il 21 agosto Emil Larsen ha rilanciato il suo progetto su kickstarter rivedendo completamente la proposta base e superando, a ben 20 giorni dalla fine della campagna, le 40.000 £ previste con più di 800 finanziatori.

Prepariamoci quindi ad un nuovo e promettente 4x in arrivo sulle nostre tavole!

Spesso in questo genere di progetti crowfunding, la parte del leone la fanno le miniature, che in più di un’occasione hanno rappresentato il principale traino di parecchi bestseller. Anche in Burning Suns queste hanno avuto un ruolo importante. Lo stesso autore identifica tra i motivi di fallimento della prima campagna la necessità di raggiungere uno stretch goal troppo elevato per poter inserire le miniature nella scatola.
Dai risultati della seconda campagna, in cui le miniature sono già presenti dalla versione base, sembra che il buon Emil abbia fatto centro.
Anche se le piccole sculture in plastica che rappresentano le astronavi delle nostre flotte non fanno esattamente gridare al miracolo risultano immediatamente attraenti tre modelli di nave in particolare che, grazie ad appositi incavi, trasportano dadi a 4, 6 e 8 facce (che hanno poi un chiaro scopo nel gioco).
In generale il comparto estetico di Burning Suns non delude, la scatolona si preannuncia ricca di materiali ben illustrati, oltre alle 105 miniature già confermate.

Ma passiamo al sistema di gioco.
In Burning Suns ogni giocatore (da 2 a 5) prende il controllo di una razza in espansione nella galassia alla ricerca del bene più prezioso: l’antimateria.
All’inizio di ogni partita i giocatori dovranno “plasmare” la propria fazione scegliendo:
      –    Un’ideologia (es. mercanti, nomadi, psionici…), che indica su cosa il proprio impero è maggiormente concentrato e quindi le abilità che potrà sviluppare durante il gioco.
–           Una razza (es. cyborg, insettoidi, changeling…), ciascuna con 3 leader specifici ed unità ed astronavi dalle caratteristiche diverse.
–           Una “struttura dell’impero” (es. dell’eclisse, del vuoto, dell’eternità…) che conferisce alla fazione degli specifici benefici ogni volta che compie un’azione nel gioco.

Le combinazioni dei tre elementi disponibili permettono di creare ben 343 imperi diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche e strategie, e dai nomi unici ed altisonanti quali: i “mercanti cyborg dell’eclisse” o gli “psionici changeling dell’eternità”.

La plancia di gioco è composta da un insieme di sistemi (rappresentati su dischetti di cartone) affiancati tra di loro per comporre una galassia. Anche qui le combinazioni possibili sono infinite partendo da quelle riportate dal manuale fino all’opportunità di crearne di proprie, con dimensioni variabili in base al numero di giocatori.

Ogni turno di gioco ruota intorno a due fasi principali: una prima fase di piazzamento, dove i giocatori dovranno disporre i propri leader sulle azioni a disposizione, la seconda di esecuzione delle azioni scelte.
Le azioni disponibili si dividono in quattro macroaree, ciascuna con 3 azioni specifiche:

1)     combattimento (battaglie tra astronavi, bombardamento, assalto planetario)
2)     esplorazione (esplorare un nuovo sistema, viaggiare verso un sistema già esplorato o scansionare un sistema per cercare artefatti o cristalli, la moneta del gioco)
3)     civilizzazione (colonizzare un pianeta, eseguire azioni diplomatiche, quali influenzare un pianeta neutrale o giocare una carta alleanza intraprendendo azioni condivise con un’altra fazione, o costruire, per edificare su un pianeta già controllato o costruire navi)
4)     azioni speciali (usare un’abilità della propria fazione, reclutare agenti o compiere una missione di sabotaggio verso un’altra fazione).

A completare il gioco vi sono una serie di elementi a cui tutte le fazioni possono attingere quali gli agenti da reclutare, in grado di dare nuove abilità al proprio impero, artefatti da recuperare, che possono anche diventare fonti di antimateria e, inoltre, un mercato interplanetario, dove i giocatori possono dare cristalli in cambio di edifici, mercenari o tecnologie per potenziare ulteriormente la propria specie.
Una particolare attenzione sembra essere stata posta all’evitare il rischio che ogni fazione si concentri unicamente sul proprio sviluppo, limitando le interazioni con gli altri giocatori. Vi sono infatti diverse modalità per accumulare l’antimateria. Oltre agli artefatti, sistemi, agenti o altri elementi, questa può essere guadagnata distruggendo una flotta o una truppa avversaria o distruggendo una “unità unica” dell’esercito avversario (tra le quali i devastanti Titani, le difensive Basi Stellari o le potenti macchine da guerra dei Colossi). Lo scontro tra le fazioni è quindi fondamentale per chiudere la partita.
L’aggressività tra gli imperi è inoltre incentivata dai combattimenti asimmetrici, gestiti con il lancio dei dadi, in cui le perdite inflitte dall’attaccante vengono rimosse prima del contrattacco da parte del difensore.

Stando a quanto sostenuto dall’autore, il gioco si differenzia fortemente da tutti i più noti 4x promettendo da un lato una minore complessità ed una lunghezza limitata (40 minuti) rispetto all’ottimo Twilight Imperium,  dall’altro una minore attenzione alla gestione delle risorse ed una maggiore diversità raziale rispetto al recente Eclipse. Da una lettura del regolamento quello che appare sicuramente evidente è la forte differenza tra una partita (data dalle numerose combinazioni delle fazioni disponibili e dall’infinità di galassie ricreabili) e l’altra e la mutevolezza delle condizioni durante una partita: ogni turno le azioni vengono ridisposte stravolgendone l’ordine e portando i giocatori a dover riadattare la propria strategia, così come il nascere di nuove alleanze o i continui scontri costringono gli imperi a stare sempre sul chi vive, pronti ad improvvisare. A lasciare perplessi tuttavia è la possibilità di riuscire realmente a playtestare a pieno un universo così vasto  tenendo conto della difficoltà di trovarne il corretto bilanciamento, dubbi che potranno sfumare solo dopo aver provato concretamente il titolo. Il gioco comunque ha ancora tempo per essere limato: l’uscita è fissata per settembre del 2014 e chissà che la campagna non raggiunga da qui a ottobre altri stretch goal con nuovi elementi a rendere il tutto più vario (come la recente razza dei Templar).

Non resta quindi che osservare quanto in alto Burning Suns riuscirà ad arrivare sulla piattaforma kickstarter per scoprire poi la sua efficacia reale sui tavoli da gioco e, un domani, il suo potenziale in una commercializzazione tradizionale.

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